Dynamitick, 2019 per rafforzare la propria posizione sul mercato del ticketing, far crescere il business nel turismo e affacciarsi al retail dei punti vendita fisici

E così Dynamitick si lascia alle spalle il 2018, concludendo il suo terzo anno di attività. Sapevamo che il dynamic pricing era un servizio ancora lontano dal poter contare su un mercato maturo e che il segmento del ticketing era forse il più difficile dove provare ad imporsi, dove tra secondary market, generale arretratezza tecnologica dell’industria dell’entertainment e falsi miti, la nostra proposizione commerciale è stata da subito percepita come culturalmente lontana, di difficile applicazione, spesso nemmeno compresa. Sapevamo che avremmo dovuto sobbarcarci un duro lavoro di “evangelizzazione” del mercato e conquistare la fiducia dei nostri primi clienti a suon di risultati.

Credo che il mio team possa celebrare il 2018 come l’anno del superamento di questo scoglio. Il mercato dell’entertainment, che si è confermato il nostro core business ci ha visto prezzare quasi 750.000 biglietti per un giro d’affari di circa 7 milioni di euro e una crescita del 112%. Certo, parliamo ancora di un bottino magro, rispetto alla totalità del mercato italiano, ma la strada della crescita non si ferma. Già nel primo trimestre del 2019 potremo annunciare alcuni nuovi grandi clienti in Italia e per la prima volta siamo stati invitati a partecipare ad una gara oltreoceano, per l’assegnazione dei servizi di dynamic pricing di un grande parco zoologico.

E se una struttura pubblica come il Parco Archeologico di Paestum sceglie di definire “biglietto a prezzo dinamico” la sua nuova strategia che prevede prezzi diversi in alta e bassa stagione, allora significa che il mercato si è accorto di quelle che stiamo facendo, e che il biglietto dinamico è diventato realtà. Una realtà che prima della nostra startup in Italia non esisteva.

Ma il 2019 vedrà finalmente un’applicazione più massiccia dei nostri algoritmi nell’ e-commerce e nel turismo, al fianco di una delle più grandi Online Travel Agency del mondo, mentre continueranno studi, test e applicazioni beta in mercati sfidanti ma ancora immaturi come il retail (specialmente supermercati) e l’healthcare (cliniche private) con alcune realtà particolarmente innovative, alle quali non è sfuggita la nostra tecnologia.

Chiudiamo il 2019 con uno sguardo alla Legge di Bilancio che, in attesa dei decreti attuativi, sembra dare qualche notizia positiva al nostro ecosistema. Mi riferisco al fondo di sostegno al venture capital in capo al ministero dello sviluppo economico da 30 milioni di euro per 2019, 2020 e 20121 e di 5 milioni di euro dal 2022 al 2025, alla possibilità per i fondi di previdenza obbligatoria di investire in fondi di venture capital, all’obbligo per i PIR di investire il 3,5% delle loro risorse in fondi di venture capital e all’obbligo per lo Stato di investire ogni anno in venture il 15% dei dividendi delle partecipate statali. Mi riferisco soprattutto all’aumento, al 40 per cento, degli incentivi fiscali per gli investimenti nel capitale di rischio delle startup innovative.

Inoltre, se un’azienda (non startup) comprerà il 100% di una startup innovativa e lo deterrà per almeno tre anni, potrà godere della deduzione fiscale al 50%. Una misura che potrebbe finalmente sbloccare il mercato delle cosiddette “exit”, permettendo alle grandi aziende di innovarsi tecnologicamente con i prodotti delle startup che a loro volta avranno la possibilità di continuare la loro crescita in aziende strutturate e remunerare business angel e fondi che ne hanno permesso l’inizio delle attività. Un circolo virtuoso che potrebbe finalmente premiare l’ecosistema che sta provando a caricarsi sulla schiena l’innovazione tecnologica del nostro Paese.