I consumatori si sono ormai da tempo abituati ad avere a che fare con il prezzo dinamico quando si tratta di acquistare un prodotto online, un biglietto aereo o di prenotare una stanza in hotel.

Negli ultimi anni anche il mondo dell’intrattenimento, che si tratti di cinema, teatri o pachi divertimento, ha iniziato ad adottare il dynamic ticket pricing comprendendo che quando si ha a che fare con un numero finito di biglietti, si ha la possibilità di proporli in prevendita e la domanda per quei biglietti è impattata da variabili che non sono sotto il controllo degli organizzatori (che si tratti di uno spettacolo, una fiera, una proiezione o l’accesso ad un parco divertimenti) allora si ha l’opportunità di segmentare il mercato vendendo lo stesso biglietto ad un prezzo differente ad un cliente diverso e in un momento differente.

Uno dei settori in cui l’utilizzo di queste logiche di pricing non ha ancora preso totalmente piede è quello dei musei, ma le dinamiche e i principi che stanno alla base della gestione di strutture di questo tipo sono assimilabili a quelle delle altre aziende che rientrano nell’ambito dell’intrattenimento. Negli USA il dynamic pricing per i musei sta però iniziando a diventare realtà, come dimostra la notizia del The Inquirer sulla Barnes Foundation di Filadelfia http://www.philly.com/philly/entertainment/arts/philadelphia-museums-dynamic-pricing-ticket-cost-barnes-foundation-franklin-institute-20180129.html