Bloomberg: “Il Dynamic Pricing per porre fine al bagarinaggio”

By  27 Dicembre 2016 No Comments

Questo post è stato originalmente scritto da Leonid Bershidsky per Bloomberg

“Come porre fine al bagarinaggio”

Molti appassionati di musica sanno come ci si sente: aspetti che i biglietti di uno spettacolo siano in vendita, accedi al sito web appena sono disponibili e non riesci a completare l’acquisto. Riprovi decine di volte nelle ore successive ma inutilmente. Quando finalmente il sito è di nuovo raggiungibile, i biglietti sono esauriti. Sei appena stato in competizione, senza successo, con un esercito di bot.

Una misura che vieta questo tipo di concorrenza sleale è passata giovedì al Congresso degli Stati Uniti. Il suo scopo è abolire l’uso dei bot per sovvertire i sistemi di vendita dei biglietti. A ottobre una simile proposta di legge — basata sulla normativa vigente a New York — è stata introdotta nel Regno Unito. Questa infliggeva ai bagarini dotati di bot una pena fino a un anno di reclusione. Si prevede di vietare i bot per il bagarinaggio anche in Canada.

È difficile non rallegrarsene. Utilizzare bot per l’acquisto di biglietti non richiede nemmeno di essere esperti a livello tecnico: basta comprarli da un sito web e iniziare a speculare. Questo tipo di software non lascia alcuna possibilità agli esseri umani, così come alle piattaforme per la vendita di biglietti. Anche quando l’acquisto è protetto con un CAPTCHA — un sistema di sicurezza che distingue una persona reale da un bot — i creatori di bot lavorano con società che aggirano i CAPTCHA impiegando persone reali per superare il test. Alcuni artisti, come Adele, bagarinicombattono questo fenomeno annullando tutti i biglietti rivenduti. Questo però non è giusto nei confronti di chi acquista i biglietti con l’intenzione di andare al concerto.

La legislazione non risolve il problema, tuttavia. Come ha recentemente affermato sul suo blog Stephen Singam di Distil Networks, società il cui business è lottare contro i “bot cattivi”: “La legislazione è un utile strumento aggiuntivo per fermare gli scraper, ma non è una soluzione miracolosa. Gli scraper generano entrate troppo elevate per essere dissuasi dalla sola normativa.” Si stima che, solo negli Stati Uniti, il mercato della rivendita dei biglietti si attesti a 5 miliardi di dollari l’anno. Come avviene di solito con la tecnologia malvagia, si tratta di un gioco a guardia e ladri nel quale gli sviluppatori di malware sono un passo avanti. “È possibile legiferare solo contro i bot che si possono effettivamente identificare,” scrive Singam.

Ma perché questo problema non può essere risolto dal mercato? Perché i bagarini trovano sempre spazio per trarre profitto dalla rivendita dei biglietti? In teoria, il modo più semplice per sterminare i bot sarebbe l’introduzione del pricing dinamico, come fanno le compagnie aeree, che ricalcolano il prezzo in tempo reale in base alla richiesta. Quando i bot convergono, il prezzo dovrebbe andare alle stelle, rendendo ai broker non profittevole acquistare i biglietti.

In pratica, il problema persiste nonostante alcuni sistemi come Ticketmaster abbiano giocato col prezzo dinamico. Negli ultimi tre anni, lo stesso Ticketmaster è entrato nella rivendita dei biglietti, competendo con StubHub di eBay e altri siti specializzati, che sono fioriti a sue spese.

Ovviamente, il mercato primario dei biglietti sta calando in maniera sistematica. Una ragione è che gli artisti vogliono spesso mantenere un’apparenza di correttezza verso i fan. La stella della musica mondiale di origini francesi Manu Chao si è distinto per aver donato biglietti ai senzatetto e fissato prezzi bassi per tutti gli altri. Ma anche per chi non è un antiglobalista come lui, è opportuno stabilire i prezzi con cautela. Nel 2007, Barbara Streisand ha cercato di far pagare da poco meno di 200 a 1.200 dollari per un concerto a Roma, in uno stadio con una capienza di 24mila persone. La gente del posto ha protestato con così tanto vigore che la Streisand ha dovuto cancellare lo spettacolo. Né i gruppi musicali, né le società sportive vogliono passare per quelli che cercano di togliere fino all’ultimo centesimo ai loro fan: vogliono stabilire un rapporto, non effetto economico una tantum.

Questo è un po’ ipocrita, però, visto che gruppi musicali e squadre sanno bene cosa fanno i bagarini. I fan sono spremuti, in ogni caso, semplicemente non in maniera diretta dagli artisti o dalla squadra —  anche se le società sportive negli Stati Uniti stanno entrando nel bagarinaggio, cercando di ricevere una percentuale dagli intermediari o di circoscriverne le attività nelle loro sedi di negoziazione.

Con i biglietti dei concerti s’incontrano altre difficoltà. I biglietti dello stesso spettacolo possono appartenere all’artista, alla location dell’evento e a una serie di altre persone coinvolte nell’organizzazione del concerto. I biglietti possono essere venduti attraverso diversi canali e piattaforme. Questo rende difficile per qualunque location regolare l’offerta e definire un modello di pricing adeguato e dinamico. Questo rende anche difficile trovare i biglietti ai frequentatori di concerti, ma non ai bagarini.

Io pagherei piuttosto di più l’artista, o anche la location, che gli intermediari. Inoltre, il mercato secondario è pieno di falsi. Anche piattaforme come StubHub non sono sempre in grado di proteggere i propri clienti da questa piaga, sebbene questa sia la loro principale promessa di valore.

Questo sarebbe anche possibile se gli organizzatori dei concerti facessero sul serio. All’inizio dell’anno, Michael Waterson, professore alla University of Warwick, ha scritto una relazione sul mercato secondario dei biglietti per il governo britannico. Ha fatto una serie di raccomandazioni ai venditori del mercato primario, tra le quali: “Gli organizzatori dovrebbero seriamente considerare quei requisiti che consentono agli individui di provare che sono davvero persone, con strumenti quali le tecnologie per la verifica dell’identità.”

Tuttavia, anche l’identificazione potrebbe essere bypassata da mezzi tecnologici. Paradossalmente, l’unico modo sicuro per rendere equo il mercato primario nei confronti dei consumatori, è che artisti e squadre sportive abbandonino le pretese di equanimità e cerchino di vendere a prezzo approssimativamente di mercato — almeno al grande pubblico, rispetto ai fan più accaniti. La combinazione di controlli d’identità e pricing dinamico sul modello delle compagnie aeree — se tutti gli organizzatori di spettacoli si accordassero su un singolo canale di vendita — assicurerebbe alla gente di ottenere i biglietti in base all’anticipo con cui li ordina e a quanto è disposta a spendere. Dopo tutto, le compagnie aeree non hanno il problema del bagarinaggio.

Traduzione a cura di DynamiTick. Leggi QUI l’articolo in lingua orginale