Cosa insegna il caso Coldplay all’industria dell’intrattenimento?

By  10 Ottobre 2016 No Comments

Centinaia di migliaia di fan dei Coldplay nei giorni scorsi sono rimasti per ore davanti al computer senza riuscire ad acquistare i biglietti per le due sole date italiane della band inglese,  il 3 e il 4 luglio a San Siro. In pochi minuti dall’apertura delle vendite, i biglietti sono andati però esauriti.

A far montare la protesta dei fan è stata la comparsa, quasi immediata, di migliaia di biglietti sui siti del secondary ticketing con prezzi moltiplicati. Biglietti, che sono tuttora in vendita, a distanza di qualche giorno, sulle stesse piagrafici-domandattaforme. Con prezzi molto più alti di quelli esposti dal rivenditore ufficiale.

Cos’è accaduto?

Sotto il profilo normativo, non abbiamo gli strumenti per commentare. Il Codacons ha presentato un esposto alla Procura di Milano affinché verifichi se la pratica con cui “alcune agenzie sono riuscite ad accaparrarsi migliaia di biglietti a discapito del pubblico” sia avvenuta entro i confini della legge.

Da un punto di vista commerciale, possiamo invece sottolineare come la domanda per i biglietti dei Coldplay, alle cifre esposte dal rivenditore, fosse pressoché infinita, rispetto al numero di biglietti messi in vendita.

Fatto salvo il numero degli eventi in programma, 2, e la capienza massima di San Siro, che sono elementi non modificabili, è corretto pensare che il prezzo non fosse stimato correttamente. Per riassumere in poche parole, è evidente che i biglietti del concerto valessero molto di più di quanto costassero.

E infatti quegli stessi biglietti, oggi in vendita a prezzi altissimi sui portali di secondary ticketing, registrano una elasticità della domanda “normale”, e un ritmo di vendita coerente alla lunghezza della prevendita, con prezzi che da qui al 3 luglio oscilleranno fino ad incontrare la propensione al consumo dei clienti che li acquisteranno.

Ma il valore intrinseco di quei biglietti, in una qualsiasi compravendita libera da prezzi fissi, genera così una plusvalenza che distingue un evento molto richiesto, da uno normale.

Quel plusvalore, nel caso del concerto dei Coldplay, verrà comunque generato nelle compravendite private e sui portali di secondary ticketing. Ma non sarà più nella mani dell’organizzatore del concerto.

Esiste un’alternativa a tutto ciò? Sì, e si chiama Dynamic Pricing: un sistema che ha il vantaggio di evitare di disperdere il valore di un evento in transazioni diverse da quelle ufficiali, con un sistema di vendita che grazie ad algoritmi sofisticati di intelligenza artificiale, possa stimare correttamente la domanda per un evento e la propensione al consumo dei potenziali clienti, massimizzando il fatturato e le presenze, garantendo però, allo stesso tempo, un sistema di prezzi più trasparente per i consumatori che sono già abituati a questi modelli, diffusi già nel mondo dei trasporti e del turismo.